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Ospedale Piemonte, alla Regione non bastano le 15 mila firme consegnate a Buzzanca nel 2009. Cisl e Uil: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”

Non c’è pace per l’ospedale Piemonte. La storica struttura sanitaria di viale Europa, difesa più volte negli anni da comitati, personale dipendente sindacati e politici, torna ad essere al centro delle polemiche. I nuovi piani della sanità regionale prevedono –infatti – la trasformazione della struttura in un polo materno infantile. Un nuovo tentativo di chiudere di fatto l’ospedale nonostante la città abbia espresso in tutte le sue componenti un no deciso e ripetuto negli anni.

Era il 19 giungo 2009 quando i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil consegnarono al sindaco Giuseppe Buzzanca 15 mila firme con le quali si contestava il drastico ridimensionamento della struttura. Allora l’assessore Regionale alla sanità – governo Lombardo – era Massimo Russo, contestato dai dipendenti del “Piemonte” ad ogni sua visita a Messina. Oggi l’assessore Regionale alla sanità è Lucia Borsellino – Governo Crocetta – ma la musica non cambia. Ed allora come oggi il sindaco di Messina dice di no alla riduzione dell’offerta sanitaria dell’ospedale che da più di 100 anni offre assistenza ai messinesi nel cuore della città. Accorinti nel 2014, come Buzzanca 5 anni fa, chiaro segnale di come il Piemonte rappresenti un interesse comune sopra le parti. Un fatto testimoniato anche dagli interventi dei parlamentari Gianpiero D’Ali, Udc, Enzo Garofalo e Bruno Mancuso, di nuovo centrodestra. A dire no direttamente dal territorio anche il consiglio del III quartiere. I sindacati intanto alzano i toni, mercoledì assemblea cittadina. Si spera anche in una presa di posizione del Consiglio Comunale. Cisl e Uil rivolgendosi alla Regione dichiarano che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Messina non si oppone ad un centro specializzato di medicina materna e infantile, ma vuole che rimanga operativo l’unico ospedale del centro della città.