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Rischio Dissesto: ecco le conseguenze per la città

Sono ore di attesa e tentativi di far quadrare i conti a Palazzo Zanca per scongiurare il dissesto finanziario. Tra tensioni politiche e turbolenze amministrative intanto si prospettano già le conseguenze della dichiarazione ufficiale del consiglio comunale. Atto che produrrà una serie di effetti a catena. E al di là della prassi burocratica a pagarne le conseguenze sarebbe inevitabilmente la città. In primis verrebbe nominato un organo straordinario di liquidazione, composto da tre membri, probabilmente non messinesi, che avrebbero il compito di ristabilire la  situazione finanziaria. Si predisporrà un ripiano dell’indebitamento che grava attualmente  sulle casse di Palazzo Zanca. A loro l’incarico di rimuovere le cause strutturali che hanno determinato il default.Tra i provvedimenti obbligati, che peseranno inevitabilmente sui messinesi l’innalzamento di tutte le imposte  locali nella misura massima consentita per almeno 5 anni. E’ Prevista poi una riorganizzazione del personale comunale, quello in esubero verrà messo in mobilità. Pessime notizie anche per i precari. La spesa per gli impiegati a tempo determinato deve essere ridotta ad un massimo del 50 % rispetto agli ultimi tre anni. Ovviamente cambierebbero anche i rapporti tra l’amministrazione e le aziende partecipate, che potrebbero essere costrette ad un taglio del personale. Più tasse quindi e forse un crollo occupazionale nel settore pubblico. E per consentire le procedure del risanamento, secondo quanto previsto  ,  Il comune non potrà contrarre mutui né effettuare investimenti o partecipare a bandi europei. Definiti i programmi, non passeranno inosservati i responsabili, che sono stati alla guida del Comune nel periodo in questione. Sarà la Corte dei conti  a verificare le competenze e ad avviare le sanzioni. Prevista l’esclusione  per dieci anni dai ruoli politici di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati. I sindaci inoltre, non sono candidabili, per altrettanti dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonché di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo.